GIOIA ALIENA
Nella splendida occasione della gloriosa sconfitta,
reincantare il cosmo e seminare meraviglia
Abbiamo perso. Ed era ora.
Abbiamo perso su quasi tutto, con metodo e una certa eleganza: sulle piazze, sui muri, sui server, sulle parole. Abbiamo perso perfino il futuro, quello con le macchine volanti, e ci siamo ritrovati con i robot che passano l'aspirapolvere e si incastrano sotto il divano. La notizia della sconfitta ci viene ricordata ogni sera, tra un'allerta e l'altra, con il tono di chi aspetta solo che spegniamo la luce e andiamo a dormire. Ecco, no.
Il disincanto ci viene venduto come lucidità, roba da adulti. Guardare il mondo e vederci solo emergenza, rischio, competizione, gestione del danno. La complessità diventa una bolletta da pagare, e l'angoscia un abbonamento che si rinnova da solo. Gente spaventata è gente comoda: consuma, obbedisce, scrolla.
Gli alieni, intanto, sono già sbarcati, e nessuno li ha visti arrivare. Sono il cuore gigante che una sonda ha trovato disegnato su Plutone, la ciambella arancione della prima foto di un buco nero, i tardigradi diventati meme, il polpo che una notte è scappato dall'acquario infilandosi in un tubo di scarico ed è tornato in mare. È bellezza che arriva da fuori, da un altrove che nessuno possiede e che quindi nessuno può vendere. Persa la partita, abbiamo finalmente il tempo di accorgercene. Reincantare il mondo vuol dire guardarlo con gli occhi spalancati di chi è appena atterrato, e stupirsi della sua complessità invece di farsene schiacciare. Lo stupore è conoscenza che non ha ancora deciso di arrendersi. E la gioia condivisa, fatta di corpi e di rumore, resta una delle poche cose che il potere non sa contabilizzare: non la prevede, non la capisce, e quindi un po' la teme.
GIOIA ALIENA è una due giorni di talk, performance, suoni, workshop e incontri. È una costellazione di pratiche che usano il gioco, l'assurdo, il fallimento volontario e la tecnologia fatta in casa come strumenti critici. Ci saranno partiti improbabili, server autogestiti, autogol tirati con precisione chirurgica, corpi che fanno cose strane in pubblico. Nessuna ricetta per vincere, solo qualche strategia per perdere con gioia, e tutti insieme.
Il Laboratorio Intergalattico Giacomo Verde Artivista, che già nel nome tiene un piede nello spazio profondo, riprende così il discorso dell'anno scorso. Allora ci chiedevamo come sfuggire all'assedio. Quest'anno proviamo a rispondere con meno corazze e più interferenze: disturbi nel segnale, righe sullo schermo, rumori imprevisti da cui può entrare un po' di cosmo. Giacomo, che con una telecamera e quattro oggetti di recupero faceva apparire mondi interi, ci ha mostrato quanto poco serve per disturbare la trasmissione.
Venite a seminare meraviglia.
Il raccolto non è garantito ma la festa sì.